mercoledì 14 novembre 2018

DA HOSPITAL DE ORBIGO AD ASTORGA -24° GIORNO

Domenica, 5 agosto 2018 - Km 16,7
Stamani sono partita alle 6,50 : ancora è buio e l'aria è fresca.
Per un tratto di strada mi accorgo dalla mia ombra, non più difronte a me , ma alla mia destra, che sto camminando verso Nord; il sole mi rimane a sinistra  per la prima volta sul cammino; di solito ho sempre camminato verso ovest con la mia ombra difronte a me. Poi però il sentiero volge di nuovo verso ovest. Il paesaggio è bello, c'è molto verde. Un gruppo di ragazzi spagnoli sta camminando verso Santibanes, dove vedo esserci un raduno di giovani presso la chiesa del paese. Oggi sono molto emozionata e non riesco a trattenere le lacrime. Ad Astorga finisce il mio cammino e sono molto dispiaciuta per questo, sarei andata avanti ancora. In ostello sono in camera con altre tre ragazze: una italiana, una spagnola e una tedesca, anche loro appena arrivate sul cammino.
Nel pomeriggio giro per la città, Astorga è molto bella e decido di andare a visitare il Palazzo Episcopale di Gaudì. Ci sarebbe da vedere anche la Cattedrale, ma rinuncio, decido che la visiterò il prossimo anno, perchè è sicuro che tornerò.

In Ostello faccio conoscenza con le mie compagne di camera e poichè abbiamo libera uscita fino alle 11,30 decidiamo di andare a bere una birra nel parco adiacente l'Ostello, dove ci sono altri pellegrini che fanno progetti per il giorno dopo.
Si crea una situazione un po' strana e paradossale perchè la ragazza spagnola (di cui non ricordo il nome) parla solo la sua lingua mentre Viola ed io parliamo anche inglese, la ragazza tedesca, Andrea, parla solo inglese quindi la conversazione non è mai circolare, ma esclude sempre qualcuno (o la tedesca o  la spagnola).
 Mi sento un po' a disagio, è come se avessi perduto  l'armonia che per gran parte del cammino mi ha accompagnata. Comunque la ragazza spagnola è molto brava a scroccare sigarette alla ragazza tedesca che sembra essere molto generosa; poi , la spagnola, ci prova anche con me. Mi chiede se mi disturba il fatto che la mattina seguente si sveglieranno presto; certo che no, che cavolo di domanda è questa? sono 24 giorni che mi sveglio presto! Allora la ragazza si fa ancora più audace e mi chiede se quando si sveglieranno e dovranno preparare gli zaini potrà anche accendere la luce nella camera. Eh no! questa non gliela lascio passare. Ma che pellegrina del cavolo è? non sa che negli ostelli fino alle 6 del mattino non si possono nè accendere le luci nè fare confusione? Tutti quei pellegrini che si vogliono alzare prima delle 6 si preparano lo zaino la sera prima di andare a letto e la mattina si alzano cercando di non disturbare chi ancora sta riposando. Mamma mia!!

DA VILLAR DE MAZARIFE A HOSPITAL DE ORBIGO - 23° GIORNO

Sabato, 4 agosto 2018 - Km 17,5
Stamani mi sono alzata per ultima, quindi sono partita che erano già le 7,30. Anche gli altri ragazzi hanno una tabella di marcia piuttosto lenta, tant'è che fino ad Hospital de Orbigo abbiamo camminato insieme a tratti. Ci siamo fermati a Villamante a fare colazione.
Qui un tal Raffaele di Pisa che si accompagnava ad una signora austriaca si è rivolto verso di me e senza nemmeno conoscermi ha sentenziato che le mie scarpe non erano buone per il cammino. Io l'ho subito "freddato" con il famoso modo di dire toscano "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio". Lui era appena all'inizio del suo cammino e avrebbe camminato per circa una settimana con la sua compagna, io sono 23 giorni che cammino e le mie fedelissime scarpe non mi hanno mai creato problemi. La sera ci siamo incontrati di nuovo al ristorante, famoso per la zuppa a base di pesce "la sopa di trota". Abbiamo ripreso la conversazione in toni più amichevoli e così ho saputo che è un medico cardiologo che lavora in Austria, ma che è in procinto di tornare in Italia a lavorare a Cisanello. L'ostello da Miguel dove alloggio è molto carino e pulito, la zona notte al piano di sopra, la zona giorno al piano terra. Un'ampia cucina a disposizione e un giardino veramente grazioso dove rilassarsi all'ombra. In tutto l'ambiente viene diffusa in sottofondo una musica new age che ci accompagna per l'intera giornata. L'hospitalero è fiero della sua dimora e un po' ossessivo per la pulizia ci segue per controllare che lasciamo pulito in cucina, a metà pomeriggio ci chiede se apprezziamo la musica; io provo a suggerirgli di cambiare disco e lui un po' reticente cambia disco, ma un po' "disturbato" dalla mia richiesta.
All'ingresso dell'ostello, dove si lasciano gli scarponi ci sono delle spazzole per spazzolare le scarpe. E' la prima volta che incontro tanta attenzione e pignoleria in un Ostello!



DA LEON A VILLAR DE MAZARIFE - VENTIDUESIMO GIORNO

Venerdì, 3 agosto 2018 - Km 21,6
Il caldo si fa sentire, la confusione della gente in strada anche; mi sveglio alle 5 del mattino per le urla di giovani ragazzi "ubriachi" . Anche Pi è già sveglia, ci prepariamo e partiamo insieme. Ci separiamo appena uscite dalla città: io mi fermo in un bar aperto perchè ho bisogno del bagno, lei continua il suo cammino. Cammin facendo incontro Evelin, lei farà il percorso tradizionale, io quello "alternativo" perchè consigliato dalla guida. Ci salutiamo sapendo che è l'ultima volta che ci incontriamo, è stato molto bello conoscerla. Da qui in avanti camminerò in solitudine; due ciclisti mi sorpassano e mi augurano "buen camino", poi compare un gruppo di donne e un uomo del posto per la loro camminata mattutina. Sono davanti a me e con la loro presenza mi fanno compagnia.
Arrivata a Chozas de Abajos mi siedo su una panchina al fresco e faccio un paio di telefonata al mio amico Franco e alla mia amica Laura.
Dal nulla vedo spuntare Shone "il mio angelo sud coreano".
"Incredibile" gli dico "stamani sei partito tardi" - "Sì" mi risponde "sono partito alle 7". Nonostante ciò mi ha raggiunta. Questa volta gli chiedo di fare una foto insieme e lui gentilmente accetta. Anche lui si fermerà al mio stesso ostello. Vado a fare la spesa in piazza e, nonostante questo paese non sia bello, ci sono anche qui delle cose che mi piacciono; prime fra tutte le cicogne sul campanile della chiesa. Nell'ostello c'è un gruppo numeroso di giovani ragazzi e ragazze Italiani. Li seguo nei loro discorsi pomeridiani mentre siamo in giardino, io a leggere, loro a fare amicizia. Sono appena arrivati sul cammino e hanno un sacco di cose da dirsi. qualcuno di loro viene da Milano, altri dal Sud, poi c'è anche una ragazza toscana di Prato. Da una parte li invidio, invidio soprattutto la loro gioventù, da una parte mi fanno rabbia perchè sono troppi e italiani. Durante il mio camino ho conosciuto italiani, ma ho conosciuto anche persone di altre nazioni e questa dimensione internazionale del Camino mi è piaciuta moltissimo. Faccio pace con tutte le mie contraddizioni quando ad un certo momento trovo un aggancio per inserirmi nella loro conversazione e poi alla sera quando mi invitano a cenare con loro. Mi stupisce il fatto che si meraviglino che io sia sola sul cammino e che abbia lasciato a casa mio marito. Mi dicono apertamente che le loro mamme non avrebbero mai fatto una cosa del genere. Accidenti!!

domenica 11 novembre 2018

DA SAHAGUN A LEON - VENTUNESIMO GIORNO

Mercoledì, 1° agosto 2018 - Km 54,7
Stamani avrei potuto dormire, ma una sveglia ha cominciato a suonare alle 5,30, così molto lentamente, mi sono alzata, ho fatto colazione e ho preparato lo zaino. Poichè avevo tempo ho  preparato colazione anche per Ilan che è rimasta a letto fino all'ultimo. Alle 8 si è alzata ed è stata contenta di trovare apparecchiato per la colazione. Le ho lasciato un biglietto con il mio indirizzo "just in case", ci siamo abbracciate e poi ci siamo salutate. Sono andata alla stazione dove avevo il trenoper Leon alle 8,30. Alle 9,00 mi arriva un messaggio dalle Ragazze che sono a Leon; con loro c'è anche Stefano, mentre dalle suore Benedettine c'è Matteo. Incredibile, ma vero!! Ci troviamo in Piazza della Cattedrale e siamo felici; poi ci raggiunge anche Matteo, faccio le presentazioni e pranziamo tutti insieme. Nel primo pomeriggio mi siedo ad un bel ristorante/pub ordino un pezzo di dolce e un buon bicchiere di vino, poi chiamo Andrea. Oggi è il suo compleanno! Tanti auguri amore mio. 
Il pomeriggio Stefano ed io (gli intellettuali del gruppo?) andiamo in visita a casa Botines di Gaudì. La sera a cena Matteo è stanco e preferisce riposare, noi ci organizziamo una cena "fatta in casa" all'ostello Globetrotter. Alla tavola si unisce Dany dalla Danimarca. Per aprire una scatoletta di latta Stefano si piega male e gli viene un gran mal di schiena. Siamo stati bene, ma al momento dei saluti siamo molto tristi, Valeria piange.

 In camera con me c'è Pin, una ragazza di Tawain, molto gentile; mi dice di aver riconosciuto il mio zaino e di avermi vista da Sant Jean, anche lei si ferma due giorni e ci tiene molto a non disturbarmi e mi dice di sentirmi libera di leggere e tenere la luce accesa se ne ho bisogno.
Dormire a Leon è un'impresa, siamo in pieno centro e quindi tutti i rumori della strada entrano nella nostra camera senza nessuna pietà fino a tarda notte e fino alle prime ore del mattino.

Giovedì 2 agosto 2018
Leon è una città bellissima e tutta da scoprire. Oggi è molto caldo, ma non mi arresto, ormai c'ho fatto l'abitudine. Visito il Museo e Chiesa di San Marco e dopo il MUSAC, museo di arte contemporanea.
Pranzo in un buon ristorante dove nel menù c'è il Gazpacho di cui sono ghiotta. Rientro in Ostello per riposarmi; quando esco di nuovo verso le 17,30 incontro Eveline con il figlio e Alexia. Si passeggia insieme e si parla; Eveline mi racconta di aver avuto il cancro, che vuole vivere fino in fondo, che non vuole rinunciare a fare quello che le piace. Anche la sorella ha avuto il cancro e quando sembrava guarita, il cancro è tornato. Mi ha raccontato, piangendo, che oggi un'auto si è fermata per farle attraversare la strada; era un'auto identica alla sua e lei si è messa a piangere perchè per la prima volta da quando è sul cammino ha sentito la mancanza di casa. 
Stasera ho cenato in ostello: sono arrivati anche la zia americana col nipote. A tavola con me, mentre cenavo, due ragazze: una spagnola in partenza per il cammino del nord e una italiana. La ragazza spagnola ci ha regalato una manina gialla, una sorta di portafortuna, che possiamo tenere o a nostra volta regalarla. Pi si è già messa a letto, si è bendata gli occhi, i tappi negli orecchi e mi ha detto di sentirmi libera di fare quello che volevo. Buona notte!

DA LEDIGOS A SAHAGUN - VENTESIMO GIORNO

Martedì, 31 luglio 2018 - Km 16,2
Stamani, con grande sorpresa e disagio dei pellegrini, manca l'acqua in ostello. Non ci possiamo lavare; appena apre la reception vado dal ragazzo e lo informo della mancanza; a sua volta si informa e mi risponde "manca in tutto il paese"; telefona al padrone e ci regala a tutti una bottiglia d'acqua. Io mangio uno yougurt e mi metto in cammino col buio. Alle 8 del mattino sono a Moratinos dove visito la Chiesa che conserva una madonna col bambino del XVI secolo. Il sagrestano mi mette il sigillo. Nella piazza antistante la Chiesa ci sono degli alberi i cui tronchi sono rivestiti di coperte di lana colorate fatte a mano; chiedo all'uomo se hanno un significato e lui risponde che è stata un' idea delle donne del paese. La guida mi suggerisce che a Moratinos c'è  l'Ostello di Bruno, un italiano che vive qui sul cammino. Decido di passare a salutarlo; lo trovo nel giardino che pulisce i bagni. Lo saluto, mi presento e poi riprendo la mia strada. A San Nicolas del real Camino mi fermo a fare colazione.  Questo è l'ultimo paese della provincia di Palencia.  Pochi chilometri prima di entrare in Sahagun si arriva in un bel posto utilizzato anche per i pic nic dove c'è una chiesetta "la ermita de la Vergin del Puente" e delle bellissime statue antiche. Arrivo a Sahagun verso le 11, sono la prima a presentarmi al Municipal, dove ritrovo la mia mochilla e anche quella di Anna. Le mando un messaggio per dirglielo e lei mi risponde che stanno arrivando insieme a Giovanna. Le aspetto per salutarle: il nostro percorso insieme finisce qui. Loro hanno programmato di prendere il treno in giornata e andare a Leon per poi proseguire fino a Santiago; io farò lo stesso domani mattina, ma per arrivare fino ad Astorga, dove concluderò il mio camino.

Dopo la foto di rito ci siamo salutate con la promessa di incontrarci di nuovo in Italia. 
In Ostello ho conosciuto Ilan, una ragazza israeliana, ebrea, di 24 anni. Il suo nome, mi spiega è di origine ucraina, come i suoi genitori. Ilan in italiano sarebbe Elena. Io le ho offerto un caffè e lei mi ha offerto un biscotto, abbiamo parlato un pò. Anche lei domani vuole andare direttamente a Leon e saltare le due ultime tappe delle mesetas. Mi spiega che la signora della reception le ha fornito le informazioni giuste e l'ha aiutata a fare il biglietto del bus. Io decido di andare in treno perchè la stazione del treno è più vicina e anch'io mi rivolgo alla gentile signora della reception per essere aiutata a fare il biglietto su internet. Il pomeriggio lo dedico ad andare in giro per la città; mi fermo a parlare con un signore che gestisce un alimentari e che ha voglia di raccontare. Mi dice che un tempo Sahagun era una città più ricca mentre adesso è stata colpita dalla crisi. Lo dimostra il fatto che, nonostante ci sia una stazione del treno piuttosto grande, ci siano pochi collegamenti con Leon. Prima di andare a cena torno in Ostello; Ilan sta cuocendo delle verdure e mi invita a mangiare con lei, accetto molto volentieri e anch'io le offro i miei fichi. Ilan mi ha veramente colpito; mi racconta di essere stata un soldato dell'esercito per tre anni. La sua unità doveva controllare il territorio e prevenire gli scontri fra musulmani ed ebrei. Adesso non è più nell'esercito, ma deve capire cosa vuole fare. Fra qualche giorno andrà a Madrid come guardia volontaria al Festival Raggae, poi forse tornerà a finire il cammino. L' incontro con Ilan è stato quello più impressionante fatto sul cammino.

lunedì 5 novembre 2018

DA CARRION DE LOS CONDES A LEDIGOS - DICIANNOVESIMO GIORNO

Lunedì 30 luglio 2018 - Km 23,4
Stamani sono partita  alle 6,30; alle 8 già indosso il cappello, meno male che c'è un vento fresco che mitiga la calura. La tappa di oggi non è tanto interessante dal punto di vista paesaggistico quanto per la sua storia. Da Carrion a Calzadilla de la Cueza si percorrono 17 Km sulla Via Aquitana (calzada romana), antica strada romana costruita per unire Bourdeaux (Francia) ad Astorga (Spagna). Un cippo in pietra informa che di lì passa una delle vie di transumanza (Canada Real Leonesa) usate dai pastori per portare le greggi dai pascoli estivi delle terre di Leon a quelli invernali dell'estremadura e viceversa.
La tappa descritta come una delle più difficili sia per clima sia per la monotonia del paesaggio e per la mancanza di ristori, si rivela invece abbastanza "tranquilla"; sicuramente il merito va al fatto che cammino insieme con Anna e Annalisa. Annalisa stamani si è alzata "storta" ma poi, piano piano si riprende; Anna invece, come al solito, è allegra e socievole. Cresciuta in una famiglia di 8 figli ci fa ridere da matti quando racconta alcuni episodi della sua gioventù. 
Prima di entrare in Ledigos incontro Eveline, il cui figlio è già avanti a lei con gli amici coreani. Ad appena 3 km c'è un altro paese (Terradillos de Templaros) e lei continuerà fino a lì, dove sicuramente si trova sicuramente il figlio. Scambiamo due parole, poi ci salutiamo; io mi dirigo verso l'Ostello "La Morena"  prenotato il giorno prima. In paese, a parte l'ostello e un altro bar - ostello, ma meno attraente, non c'è altro. Ci troviamo qui anche con Giovanna, indecisa se fermarsi o andare avanti, ma è quasi scontato che si fermerà. Anna e Anna hanno prenotato una camera "tutta per loro", io invece sono in camerata, molto carina e, cosa apprezzabile, i bagni delle donne separati da quelli degli uomini. Oggi è la giornata delle telefonate: videochiamata a Laura per salutare Michele e Kathleen, poi, al primo ristoro Al Camino Real di Calzadilla de la Cueza, parlo anche con Dario che ha appena finito il turno di lavoro. Nel pomeriggio chiamo Andrea (ha portato l'auto a riparare) e poi Silvia. Mi conferma che in Italia fa molto caldo, poi mi dà la brutta notizia: Antonietta non sta bene, la cura che ha fatto non ha funzionato, il cancro sta invadendo il suo corpo, ha dolore e il dottore si è raccomandato di informarlo per aumentare il dosaggio della terapia del dolore. Proveranno un'altra terapia, ma servirà solo ad allungarle un po' la vita o a farle credere che c'è ancora qualche speranza. Un altro dolore da portarmi dentro in questo cammino. Sono molto triste. Trascorro il  pomeriggio girottolando per il paese, poche case, mi dirigo verso un'altura dove ci sono chiesa e cimitero, sotto un albero una panchina dalla quale si può contemplare il paesaggio. Sono sola con il solito venticello che mi accarezza; da lì a poco arriva anche Giovanna con il suo bagaglio di tristezza appresso, o forse, chissà, è la mia tristezza che rifletto su di lei.

domenica 4 novembre 2018

DA BOADILLA DEL CAMINO A CARRION DE LOS CONDES - DICIOTTESIMO GIORNO

Domenica, 29 luglio 2018 - Km 24,6
Il mese sta finendo ed io, ieri sera ho prenotato un ostello a Leon per il 1 e il 2 agosto. Spero con l'occasione di ritrovare anche le Ragazze e Stefano. Ci siamo messaggiati e loro saranno a Leon il 31 luglio, bè se si fermano anche loro un giorno ci potremo incontrare davvero.
Stamani mi sono alzata alle 5, non riesco a capire se la notte dormo oppure no; comunque non sono stanca. Mi sono preparata e ho cominciato a camminare che ancora è buio; sul sentiero c'è anche Shone. La luna  piena illumina l'oscurità. Si cammina lungo il canale della Castilla dove si incontrano alcuni pescatori . A Fromista mi sono fermata per la colazione e con me, altri pellegrini.

A Villacalzar de Sirga faccio una sosta per visitare la Chiesa Templare de Santa Maria la Blanca; qui incontro Anna e Annalisa e insieme abbiamo fatto gli ultimi 6 km prima di arrivare a Carrion de los Condes. Qui alloggio al Parroquial de Santa Maria, un grande ostello gestito da suore. Una di loro mi invita a parlarle in italiano. In ostello ci sono un gruppo di giovani volontari italiani che vengono qui per aiutare le suore; mi accorgo di loro perchè pranzano tutti insieme,ragazzi e suore, in giardino e cantano a squarciagola le canzoni italiane più famose. Annalisa ha un problema di vesciche e Anna si adopera per curarle: buca con l'ago la vescica e ci  passa attraverso un filo sottile per drenare, poi la medica e mette il cerotto. Io per fortuna non ho vesciche ai piedi. In ostello ritrovo la ragazza californiana e Shone. Lui è super organizzato, ha già fatto spesa e mangia. Mi avvicino a lui e gli chiedo dove ha comprato il cibo; mi fa capire che vicino all'ostello c'è una bottega, ma non sa se è aperta. Io non ho voglia di andare a vedere, non ho voglia di correre; allora Shone, senza dirmi niente va alla bottega, fotografa il cartello apposto sul vetro con l'orario e me lo porta a far vedere. Io lo ringrazio tantissimo,è stato gentilissimo, ma proprio non ho voglia di andare ora, ci andrò più tardi. Comunque questo gesto di Shone mi colpisce molto per la sua gentilezza, da ora in poi lui diventerà il mio "Angelo". Più tardi, nel pomeriggio vado in giro per il paese e nonostante sia domenica una bottega aperta si trova, giusto per comprare un po' di frutta, biscotti, yogurt per fare colazione la mattina. La sera ci ritroviamo con Anna e Annalisa e andiamo a mangiare un'insalatona al ristorante.

domenica 28 ottobre 2018

DA CASTROJERIZ A BOADILLA DEL CAMINO - DICIASSETTESIMO GIORNO

Sabato, 28 luglio 2018 - Km 19,3
Avrei voluto partire presto stamani, ma la sveglia non ha suonato e mi sono svegliata alle 6,20. Quindi sono andata in cucina per la colazione e ho constatato che anche gli altri pellegrini si erano alzati più o meno alla mia stessa ora. Dopo colazione e l'igiene personale, ho chiuso lo zaino e ho ripreso il mio cammino. Tappa molto bella oggi: prima la salita all'Alto con un panorama mozzafiato, poi ho fatto sosta a Itero del Castillo all'antica chiesa di San Nicolas oggi trasformato in Albergue gestito dalla Confraternita italiana di San Giacomo, praticamente sono i frati a cui si chiede la credenziale prima di mettersi in cammino. Arrivata alla piccola chiesa c'è ad accogliermi un giovane volontario che mi dà il benvenuto e mi offre un po' di caffè con biscotti. Chiedo se posso salutare i frati, ma loro non ci sono, mi spiega il volontario: l'ostello è gestito da volontari che si danno il cambio ogni settimana. 
Subito dopo l'ostello si attraversa il Puente Fitero e da qui si entra nella Provincia di Palencia. Prima di arrivare a Boadilla lo sguardo si perde nelle immense distese di grano che fanno da cornice al sentiero. Oggi c'è traffico lungo il sentiero, enormi falaciatrici sono al  lavoro e costringono i pellegrini a farsi da parte se non vogliono essere falciati anche loro. All'arrivo a Boadilla mi dirigo verso l'ostello municipal perchè è qui che ho spedito la mochilla. La signora che gestisce bar e ostello mi spiega che la mia mochilla sicuramente si trova all' Albergue "En el Camino" perchè quando arriva il corriere la mattina il bar è sempre chiuso. Mi esorta ad andare là e siccome sa che l'ostello è molto carino mi invita a rimanerci.
In effetti l'ostello En El Camino è proprio carino: si accede in un bel giardino con piscina, a sinistra una casa colonica dove i pellegrini dormono e a destra un bar ristorante. Il posto è incantevole e dopo le quotidiane azioni di rito: ceck in, doccia, bucato, piccolo ristoro comincio a guardarmi intorno e a socializzare. Vedo Shone, il coreano, che schiaccia il suo pisolino pomeridiano, Eveline con suo figlio e la giovane coppia fratello e sorella coreani amici del figlio, l'americana con il nipote, Anna e Anna, le vicentine, infine c'è anche Giovanna. Con Eveline e Anna passiamo il pomeriggio con i piedi a bagno nella piscina a parlare anche con gli altri ospiti. Verso le 17,30 andiamo in visita della chiesa del paese con 5 nidi di cicogne sul tetto e sul campanile; la sera poi siamo tutti intorno allo stesso tavolo per la cena comunitaria. Accanto a me c'è Giovanna, la milanese, anche lei da sola sul cammino. E' figlia di un "noto" artista milanese che alla sua morte le ha lasciato il suo patrimonio culturale che, se ho capito bene, lei  gestisce attraverso una Fondazione. Giovanna ha l'aria triste e ciò che si percepisce standole accanto è la sua solitudine. Anch'io sono sola sul cammino, ma in questi giorni non mi sono mai sentita sola e sono felice di incontrare persone, di condividere quacosa con loro, ma sono altrettanto serena quando sono con me stessa. Giovanna ha invece bisogno di "attaccarsi" a qualcuno.

sabato 27 ottobre 2018

DA HORNILLOS DEL CAMINO A CASTROJERIZ - SEDICESIMO GIORNO

Venerdì, 27 luglio 2018 - Km 19,7
Già alle 8,30 del mattino è necessario indossare il cappello, il sole picchia; lungo il cammino si trova anche un po' d'ombra, ma soprattutto un gradevole venticello rende il camminare piacevole. Attraverso il paese di Hontanas dove cè una bella piscina pubblica, ma è presto ed è chiusa; il desiderio di fermarmi per una bella nuotata è forte, ma non ho portato con me il costume e quindi si va necessariamente avanti fino alle rovine del convento de San Anton, bellissimo e dove all'interno delle rovine hanno realizzato un Hospital de San Anton Refugio Peregrinos. Incredibile, ma vero! All'interno del giardino del convento c'è una piccola lapide con scritto "l'entrata per la saggezza è riconoscere la nostra ignoranza". Continuo il mio cammino e dopo poco aver attraversato glia archi del convento sulla destra c'è un ristoro (benvenuto!!) dove mi posso sedere e mangiare una gustosissima fetta di cocomero. Mi mancano solo 4 chilometri per arrivare a Castrojeriz, un paese sopra la collina a forma di mezza luna. All'inizio del paese visito la ex Collegiata gotico - romana della Virgen del Manzano, chiamata così perchè, dice la leggenda, che il cavallo con in groppa San Giacomo finì sopra un melo dalle cui cavità uscì la statua della Vergine, che ancora oggi viene venerata nella chiesa. In paese cerco l' "Albergue Rosalia" dove il giorno prima ho prenotato un posto letto. Il posto è carino e accogliente, ma la mia mochilla non si trova lì. Xavier, l'hospitalero, mi tranquillizza, prende il telefono e chiama l'hostello di Hornillos, si accerta che il mio zaino sia sempre lì e dopo chiama Jacotrans; da lì a poco il mio zaino arriverà.
Xavier mi mostra l' ostello: le camere con letti singoli, i servizi, la cucina, la terrazza dove consumeremo la cena comunitaria. Sono nel posto giusto e sono contenta. Nella mia stessa camera, oltre a due uomini ci sono anche due donne italiane e va da sè che facciamo conoscenza: sono Anna e Anna Laura di Vicenza, hanno più o meno la mia stessa età e sono simpatiche. Le aiuto a programmarsi il cammino dei prossimi giorni, anche loro vengono da Hornillos e hanno alloggiato nello stesso ostello dove era anche Matteo. Mi raccontano di avergli medicato la vescica al piede. La sera a cena saremo una bella tavolata e Xavier ha cucinato cose molto buone per noi, in particolare l' hummus di ceci che non avevo mai assaggiato e che mi ha deliziato. Al tavolo, oltre a me e alle vicentine, c'è anche una ciclista americana, una grassa signora americana con il nipote, anche lui piuttosto grasso. Siamo tutti di ottimo umore e di ottimo appetito. Stasera è la sera dell'eclissi di luna che si vedrà alle 22; a quell'ora però siamo già tutti a letto. In paese, poichè oggi è venerdì, c'è festa e musica, qualcuno il giorno dopo si lamenterà di non aver dormito per il rumore, io fortunatamente ho dormito.

domenica 21 ottobre 2018

DA BURGOS AD HORNILLOS DEL CAMINO . QUINDICESIMO GIORNO

Giovedì, 26 luglio 2018 -Km 20,6

Mattina presto, bar difronte l' Ostello, ricca colazione; arriva anche Matteo, lo aspetto e ci incamminiamo insieme. Dopo appena un'ora di cammino Matteo accusa male al piede, si sta già formando la sua prima vescica. Gli chiedo se le scarpe che indossa sono nuove e lui me lo conferma.
Ahi Ahi!Non si inizia mai il Cammino con un paio di scarpe nuove che non conosci. Arriviamo a Tardajos, città gemellata con la toscana Santa Maria a Monte, provincia di Pisa; sono quasi  le 9 e ci fermiamo per la nostra seconda colazione, abbiamo già camminato per almeno 10 km;   camminiamo insieme fino a Rabè de las Calzadas, poi lui si affianca a dei ragazzi Coreani ed io rallento un po' il passo.

Arrivo ad Hornillos prima di mezzogiorno, ma va bene così; il sole stamani ha cominciato a scaldare prima delle 9 e sono contenta di fermarmi presto. Lungo la strada principale trovo l'Ostello El Alfar dove la hospitalera mi accoglie gentilmente. Come sempre al piano superiore ci sono le camere con almeno 4 posti letto e al piano inferiore la zona giorno: cucina, sala pranzo e poi un bel giardino dove fare anche il bucato. Dal piccolo giardino la vista spazia su un campo di grano color oro, tipico qui nelle mesetas; il calore crea dei giochi di luce sui campi di grano che sembra che si alzi il vapore. Oggi farò un gran bucato perchè con questo caldo si asciugherà tutto.
Anche Matteo ha deciso di fermarsi qui ad Hornillos per far riposare i suoi piedi doloranti, ma vengo a sapere che è nell'ostello difronte il mio. Piano piano arrivano anche altri pellegrini fra questi Elisabeth (dalla California) e Shone (dalla Corea) con i quali condividerò la cena comunitaria a base di paella, insalata freca, dolce e vino. E' stato un bel momento: ci siamo conosciuti e abbiamo conversato. Il giovane coreano diventerà "il mio angelo custode", lo incontrerò molte altre volte lungo il cammino, dormiremo nei medesimi ostelli, mangeremo alla stessa tavola, parleremo poco, ma c'è una certa empatia fra noi e quando ci incontriamo siamo felici di vederci.
Nel tardo pomeriggio è arrivata anche Eveline (dal Belgio), lei cammina con suo figlio e le piace molto parlare con le persone che incontra; è simpatica e mai banale. Mi colpisce molto questa donna che fa il cammino con suo figlio adolescente; ripenso quando anch'io ho fatto dei viaggi importanti con mio figlio una decina di anni fa. Che bello!

DA AGES A BURGOS - QUATTORDICESIMO GIORNO

Mercoledì, 25 luglio 2018 - Km 23
Arrivata a Burgos dopo essere salita alla Cruz de Madera (m 1070), aver contribuito con qualche sasso alla costruzione della spirale e dopo aver attraversato un parco di circa 8 km. E' stata una piacevole camminata. Qui a Burgos oggi è festa; Burgos è una città grande e bella, piena di vita, di gente e di locali che ti invitano a bere e a rilassarti in compagnia. Qui fa più caldo che prima, anche la sera non c'è bisogno di coprirsi, il vento ti accarezza, ma non ti "fredda". L'Ostello è proprio dietro la Cattedrale, è grande, ma basico nel'offerta dei servizi. Il Bar difronte si occupa di ricevere le mochilla da e per Jacotrans e ha il servizio WI-FI; per questo è sempre pieno di gente. L' Ostello è comunque accogliente, sui tavoli della recption e della grande sala mensa ci sono ciotole piene di patatine che ti invitano a mangiarle.  Anche Kylie è qui, è arrivata prima di me, si è già fatta la doccia ed ha fretta di andare a comprare un biglietto alla stazione dei bus per Leon dove il giorno dopo arriverà sua madre. Ci vedremo più tardi per cena. Andare direttamente da Burgos a Leon vuol dire saltare le famigerate MESETAS, le tappe che tutti descrivono come le più gravose del cammino. Anche Ermanno e Giacomo le hanno saltate. Io comincio ad avere un certo timore ad affrontarle. Durante il pomeriggio faccio un salto in agenzia di viaggi e poi direttamente alla stazione degli autobus per informarmi sulla possibilità di andare anch'io direttamente a Leon. Mi si prospetta il fatto che tutti i biglietti sui bus per Leon in partenza il giorno dopo sono esauriti e che dovrei sostare un giorno a Burgos. Dopo un'attenta analisi della realtà e delle mie paure decido di provare a fare almeno una tappa delle mesetas, camminerò fino ad Hornillos del Camino, senza zaino e deciderò giorno per giorno cosa fare; è vero però che fra un piccolo paese ed un altro non ci sono collegamenti, ma insomma ce l'ho fatta fino ad ora....

Trascorro il pomeriggio  visitando la città e l' immensa Cattedrale.
La sera conosco Matteo, giovane biologo nutrizionista di Prato appena arrivato sul Cammino che ha bisogno di fare delle domande e di avere delle risposte. Sono contenta che abbia individuato me per tutto ciò e cerco di dargli tutte le informazioni di cui lui ha bisogno e di cui io sono in possesso. Mi fa un po' strano che una persona inizi il proprio cammino proprio dalla parte più "temuta", ma a volte l'inconsapevolezza aiuta. Verso l'ora di cena incontro Kylie con una ragazza di Treviso e decidiamo di cenare insieme, a noi si uniscono anche due ragazzi inglesi e un'altra ragazza. Tutti insieme si va in una enoteca a mangiare tapas e bere vino in allegria. Alle 21,30 è il momento dei saluti, ma sopratutto saluto Kylie e sono anche un po' triste: è stata una compagna di cammino molto gentile e lascia un'impronta dentro di me.

DA VILLAMBISTIA AD AGES - TREDICESIMO GIORNO

Martedì, 24 luglio 2018 - Km 22,4
La mattina parto presto e alle 7 vedo sorgere il sole. Bellissimo spettacolo della natura. Faccio una foto e la mando a mio figlio in Australia e a mio marito in Italia.
Sul gruppo "Lo spirito del Cammino" arriva un messaggio di Stefano che non è certo di buon umore
 " non ci posso credere, mi hanno inculato i bastoni la seconda volta! A sto giro so chi è stato , se lo becco per strada gli faccio sentire lo spirito del cammino su per il culo!" .
Fa caldo anche stamani e ci sono da affrontare una prima tappa lunga circa 12 Km, esposta al sole e  una salita piuttosto impegnativa .
Dopodichè il paesaggio cambia e troverò anche l'ombra.
Mi  faccio l'intera tappa in solitudine, ma la cosa non mi disturba, non mi sento mai sola sul cammino.
L'arrivo ad Ages è nel primo pomeriggio, mi dirigo all'Ostello Municipale dove la mochilla mi sta aspettando.   Al piano terra bar, ristorante e alimentari, al piano superiore una grande camerata condivisa da uomini e donne.  Il paese è piccolo e incantevole. Vado in visita alla chiesa con i suoi nidi di cicogne e poi trovo la bottega di un artigiano che riproduce in legno qualsiasi cosa: la chiesa del paese, un biliardino, il laboratorio del fabbro, la stalla della mucca e tanto altro. Ci tiene molto a mostrarmi queste sue piccole opere d'arte di cui sembra essere anche molto geloso perchè non vuole che si tocchi niente. Passeggiando per il paese scopro un altro artista che ha fatto del suo giardino un museo di arte contemporanea utilizzando materiali riciclati e poveri.

La sera cena all'aperto "All'Alchimista"; la padrona del locale va molto fiera del suo locale e mi mostra un libro di una scrittrice, "pellegrina" italiana, che nel suo racconto sul cammino di Santiago la cita elencandone tutte le virtù. In effetti la signora è simpatica, il cibo ottimo e la mattina apre alle 6 proprio per dar colazione ai pellegrini.
Alle 17,41 Stefano ci comunica che, grazie a Deborah, ha recuperato i suoi bastoni. Buona Fortuna!

DA GRANON A VILLAMBISTIA - DODICESIMO GIORNO

Lunedì, 23 luglio 2018 - Km 24
Lasciando Granon si lascia la regione della Rioja e si entra in Castiglia - Leon: ho attraversato due regioni a piedi, il che ha dell'incredibile, ai  miei occhi! Camminare senza zaino è proprio una pacchia! Il caldo incombe e non c'è ombra, solo immense estensioni di grano e tanto buon umore. Ritrovo Kylie e facciamo un po' di cammino insieme; parliamo di politica e di tante altre cose, poi ci separiamo per ritrovarci a Villambistia al medesimo ostello. Il percorso di stamani attraversa la città di Belorado, molto carina sia per la cattedrale con i nidi di cicogne sul campanile, sia per i murales di cui la città abbonda, sia perchè c'è il mercato all'aperto. Mi fermo per una visita al mercato dove farò il mio unico acquisto sul cammino: un piccolo borsello portamonete di sughero, pratico e leggero!
A Villambistia mi fermo al bar Ostello San Roque, dove la mia mochilla mi sta aspettando.
La hospitalera è una donna energica e gentile che mi offre anche da bere. Per 15 euro oltre al dormire ci dà anche la cena comunitaria e colazione. Mi sembra una buona offerta e accetto. Una grande camerata ospita i pellegrini al piano superiore, dove c'è anche una grande terrazza dove poter stendere il bucato e volendo sedere. Io preferisco sedermi su una panchina fuori in paese: difronte a me una larga fontana con vasca dove i pochi cani del paese vengono ad abbeverarsi.

C'è sempre un venticello fresco che accompagna la siesta in questi caldi pomeriggi spagnoli. Solo questo basta a rendermi felice. La sera a cena siamo una bella tavolata: ci sono tre texani di Dallas, padre e figlio polacchi di Cracovia, Kylie ed io. Si parla, si mangia pasta con le vongole e pollo in umido, ma sopratutto si beve. L'hospitalera è stata generosa e gli americani bevono molto. Si va a letto contenti, ma sarà il caldo, sarà che in stanza siamo in tanti, sarà tutto il vino che ho bevuto, la notte non riesco a riposare al meglio. La mattina ci si alza comunque presto e dopo la colazione si riprende il Cammino.

DA AZOFRA A GRANON - UNDICESIMO GIORNO

Domenica, 22 luglio 2018 - Km 22,8
Stamanial mio risveglio, circa le 6 del mattino, i giovani dei paesi vicini erano sempre in piazza a bere e fumare; quando sono uscita, alle 7, ho visto che alcuni di loro a piccoli gruppi aspettavano i loro genitori che venissero a riprenderli. Il tempo oggi è buono e le tappe piuttosto lunghe, l'assenza di ombra rende il cammino piuttosto faticoso. Paesaggi comunque stupendi riempiono lo sgurdo: i vigneti hanno lasciato il posto ai campi di grano e girasoli. A Santo Domingo de la Calzada faccio una sosta e visito la Cattedrale Barocca, famosa perchè al suo interno sono ospitati un gallo e una gallina a ricordare un'antica leggenda che racconta di un miracolo avvenuto intorno al 1300. Un giovane condannato a morte per furto si salvò grazie a San Giacomo che gli sostenne i piedi durante l'impiccaggione. Il padre incredulo dichiarò che gli avrebbe creduto solo se i due galletti arrostiti per la cena  fossero anch'essi tornati in vita. E questo accadde: i galletti si alzarono e ripresero a cantare!!!
Al mio arrivo a Granon all'inizio mi dirigo verso l'ostello parrocchiale, famoso per la sua accoglienza, ma appena entro mi accorgo che i molti pellegrini qui arrivati dormono tutti in terra; io non me la sento proprio, è vero che non chiedono soldi (accettano solo donazioni!) ma io ho bisogno di un letto. Allora vado alla ricerca di un altro Ostello e mi fermo all' Ave de Paso, stile familiare dove mi accolgono moglie e marito. La casa è carina e pulita, la signora mi fa accomodare in una stanza dove praticamente rimarrò da sola a dormire: ottima sistemazione. Alle 17 la coppia ci saluta e noi pellegrini rimaniano soli, abbiamo le chiavi per entrare ed uscire, meglio di così si muore. Qui faccio amicizia con Franco, pugliese, e Donatella, umbra, ma che vive e lavora a Verona. Nel pomeriggio vado nella piazza del paese dove c'è un bar che offre anche la cena. Hanno il mio piatto preferito: Gazpacho e un buon bicchiere di vino rosso! La padrona è una giovane signora peruviana che mette della buona musica, l' atmosfera è deliziosa e amichevole. Da lì a poco arriveranno anche Franco e Donatella. Nel bar ci sono 3 signore anziane che chiacchierano allegramente; io siedo accanto a loro, mi chiedono se voglio unirmi, ma spiego loro che sono italiana e mantengo la mia posizione. Al momento dei saluti due signore si alzano e la terza rimane nel bar: è la mamma della padrona. Rimasta sola si comincia in qualche modo una conversazione sulla musica italiana, quindi la signora chiede alla figlia di mettere qualche canzone italiana e da lì in poi si comincia a cantare in coro "o sole mio" ecc. Serata veramente divertente. Per il giorno dopo mi sono organizzata per mandare lo zaino con Jacotrans all'Ostello successivo. Ho camminato per circa 218 km e da qui in poi lascerò le mie spalle riposare. Chi l'ha detto che il cammino deve essere sofferenza?

giovedì 11 ottobre 2018

DA NAVARRETE AD AZOFRA - DECIMO GIORNO

Sabato, 21 Luglio - Km 22,3
Mi metto in marcia la mattina presto, il paese è silenzioso ed io mi incammino da sola,ma da lì a poco incontro un altro pellegrino col quale ci salutiamo col consueto "buen camino". Dopo qualche frase di rito in inglese capiamo di essere italiani e iniziamo a conversare. Si chiama Marco e viene da Treviso; mi racconta che ha 26 giorni per arrivare a Santiago, che ha deciso di fare il cammino solo tre settimane prima di partire e che ha lasciato a casa la moglie ungherese. Simpatico e chiacchierone, ci fermiamo entrambi a Ventosa a fare la prima sosta con ristoro, poi si riprende il cammino. Marco ha un passo svelto e dopo poco ci salutiamo; anche Maria dopo avermi raggiunta, mi  saluta e va avanti con passo spedito (ieri mi ha detto che la sua media è di 1 km ogni 12 minuti).  Per il resto del cammino sono stata sola. Da Najera la terra si è fatta rosso fuoco. Lungo la strada si incontra "La fuente de Paulino", un piccolo riparo dove potersi riposare e bere un po' d'acqua fresca. 

Arrivo ad Azofra e presso una fontana pubblica ci sono dei bambini in costume che giocano con acqua e schiuma; in paese c'è una fiesta messicana che durerà tutta la notte. Ad Azofra mi dirigo all'ostello Municipal de Peregrinos. L'Ostello è bello e grande. Appena si entra si offre alla vista una grande sala: da una parte la reception e sulla sinistra lunghi tavoli dove mangiare, leggere ecc. Da lì si accede alla cucina/lavanderia. A destra della reception invece si accede alla zona notte che si sviluppa su tre piani. Dai lunghi corridoi si aprono varie camerette e in ognuna di queste ci sono due letti singoli. Niente letti a castelli, almeno per oggi non picchierò la testa.  Divido la stanza con Lilien, una bella ragazza californiana di Sacramento. Si parla un po', anche lei viaggia da sola con un ritmo molto simile al mio;  la incontrerò spesso sul cammino, ma non so perchè  non riuscirò a "legare" con lei. Dopo l'iniziale conversazione ha cominciato a parlare più velocemente ed io non riesco a capire quello che dice e mi scoccia un po' doverle chiedere di parlare più lentamente o di ripetere tutte le volte che non capisco. Comunque le offro di dividere lo stendino per i panni e la mattina seguente le offro uno yogurt. Mi sono accorta che Lilien è vegetariana e ci tiene particolarmente a cucinare i suoi pasti. Alloggia solamente negli ostelli municipali e fa sempre la spesa. In altri ostelli ho saputo che ha cantato e che ha una bella voce; è una cantante e anche una produttrice musicale. Però!! In questo ostello ritrovo Marco che sta piuttosto male; dopo aver dormito tutto il pomeriggio, la sera lo incontro ancora malconcio in cerca di cibo per la cena; mi dice di sentirsi dolorante, gli offro una tachipirina e gli dico di prenderla a stomaco pieno. Quella sera in paese i bar offrono solo da bere e l'unico modo per mangiare qualcosa è fare la spesa all'unico alimentari del paese. Durante la "fiesta messicana" è stata organizzata una grande grigliata, ma gli spiedini di carne finiscono in fretta; e quando arrivo io a mettermi in fila la carne è finita. Anche Kylie ha fatto tappa ad Azofra ed alloggia al medesimo ostello, lei è riuscita a mangiare gli spiedini di carne, così decide di farmi compagnia  mentre vado a fare spesa e poi in Ostello a consumare la mia cena. Abbiamo modo di parlare e di conoscerci meglio, lei mi racconta un po' di sè ed io un po' di me. Kylie si è da poco sposata con un ragazzo dello Sri Lanka, ma ambedue hanno deciso di comune accordo di partire per mete diverse: lei per il cammino di Santiago e lui per un viaggio attraverso l'Europa orientale. Si ritroveranno per la loro luna di miele a Parigi alla fine delle loro vacanze. Durante la giornata mi capita di pensare a Debora e Valeria e a dove saranno; è quindi un grande piacere quando ricevo un messaggio su wathsapp alle 4 del pomeriggio da Debora che ha creato il gruppo "Lo spirito del cammino"; in questo modo possiamo rimanere in contatto e tenerci aggiornate sui nostri percorsi. Le Ragazze sono a Santo Domingo (15 km avanti a me), Giacomo ed Ermanno sono a Belorado (nella Castiglia Leon). Stefano all' ostello Orisson, di non so dove. Comunque in qualche modo siamo sempre insieme.

sabato 6 ottobre 2018

DA VIANA A NAVARRETE - NONO GIORNO

Venerdì 20 luglio - km 22,5
Come concordato la sera a cena con le Ragazze, la mattina ci alziamo prestissimo perchè vogliamo partire col buio e col fresco; abbiamo anche individuato una pasticceria in paese dove fermarsi a fare colazione, ma il nostro piccolo e allettante progetto non si realizzerà perchè la troveremo chiusa. Va bene lo stesso, qualcosa abbiamo comunque mangiato (uno yougurt?) prima di partire e quindi ci incamminiamo verso Logrono, prima tappa importante del Cammino di oggi. Il paesaggio è molto bello, l'aria è fresca, ad est si vede il sole rosso che si alza nel cielo stamani piuttosto nuvoloso. Da Viana a Logrono si attraversa il limite regionale passando dalla Navarra alla Rioja, terra del pane e del vino. Prima di entrare in città la guida mi avverte che incontreremo Donna Felisia, che come Pablito, è una star sul Cammino per Santiago. E' d'obbligo fermarsi per il sigillo. La vedo, è una donna anziana e grassa che già di mattina presto è seduta fuori casa con una bancarella piena di gadget ed il suo prezioso sigillo. Mi fermo a parlare con lei; la signora, mi spiega non essere "Donna Felisa" ma sua figlia e di avere 85 anni. In effetti sulla casa c'è apposta una targa con scritto:

IN MEMORIAN
 Felisa Rodriguez Medel 
3/11/1910 - 20/10/2002
 ULTREIA e SUSEIA
Asociacion del Plus Ultra de Logrono

Sulla porta del garage della modestissima casa c'è appesa incorniciata la stampa di una lunghissima credenziale piena di sigilli raccolti durante il Cammino di Santiago.
La figlia di Donna Felisia si rallegra di vedere sulla mia credenziale il sigillo di Pablito che probabilmente conosce bene. L'entrata in città è segnata da diverse torri e colonne con sopra i nidi di cicogne. E' la prima volta che incontro questo animale; da qui in poi incontrerò tantissime cicogne con i loro nidi sui campanili e sui tetti delle chiese. Uno spettacolo che a me ha veramente entusiasmato: "le cicogne del Camino di Santiago".
Arriviamo in città verso le 9,00 che ancora è fresco e dopo aver individuato una grande e fornita pasticceria ci accomodiamo per la nostra seconda colazione. La signora al banco è già sotto stress di prima mattina (è da sola a servire e il banco è aperto su due lati) e fra incomprensioni varie (a chi tocca? pago prima? pago dopo?) riusciamo a farci servire e a mangiare. Debora è molto dolorante e la riprendo mentre scende alla toilette per rendere testimonianza del suo "sofferto" cammino; è una Ragazza di spirito e riesce anche a riderci su. Ci mettiamo in cammino separatamente anche perchè Debora effettivamente deve rallentare la sua andatura. Ci ritroveremo a Navarrete. Prima di riprendere il Cammino andiamo in visita alla Cattedrale per il secondo sigillo della giornata. Il percorso da Logrono a Navarrete è proprio bello: sono 10 km di parco attrezzato accessibile a tutti e arricchito con laghetti e animali acquatici, nonchè scoiattoli ecc. 
Poco prima di arrivare a Navarrete  incontro Maria, una ragazza di Palermo che però vive e lavora al Nord nel campo dell'informatica. Ci vuole un po' di tempo perchè riesca a parlami dandomi del "tu" e non del "lei"; d'altra parte ho l'età di sua madre e mi parla di lei come se fosse già una donna sulla via del tramonto. Parlando mi dice di aver prenotato su booking un ostello con un buon rapporto qualità/prezzo. Decido di unirmi a lei, entrambe ignare della prossima "avventura". Arrivata a Navarrete all'inizio del paese c'è un bar dove Debora e Valeria sono sedute per una pausa ristoratrice. Mi dicono che, nonostante le loro sofferenze fisiche, vogliono proseguire fino aVentosa. Ci salutiamo, di nuovo, chissà se ci rivedremo.
Io e Maria abbiamo individuato l'Ostello: è il primo che si incontra quando si arriva a Navarrete, ma questo non si rivelerà di buon auspicio. L'ostello è chiuso e Maria compone il numero dell'hospitalero che si trova in un cartello appeso sulla porta di entrata. Già questo è un fatto strano: sono le 3 del pomeriggio e gli Ostelli di solito sono tutti aperti in attesa dei Pellegrini erranti. Dopo un po' arriva l'hospitalero con l' alito che puzza di alcool.Ci mostra l' ostello e ci conduce in camera. L'Ostello è vuoto, anche questo è molto strano vista l'ora. Maria ed io ci accomodiamo nelle nostre brande, abbiamo bisogno di una bella doccia e di fare una merenda. Ad un certo punto Maria mi dice che siamo chiuse dentro e che non possiamo uscire. Lì per lì non le dò peso, sono ancora nella fase di recupero forze, ma quando arriva il momento di fare il bucato mi rendo conto che Maria ha ragione e che il reparto "giorno" non è accessibile perchè la porta di comunicazione è chiusa a chiave e noi siamo recluse nel reparto "notte" dell'ostello. Decidiamo molto rapidamente di preparare gli zaini per andarcene dall' uscita di emergenza, ma prima di "scappare" telefono all'hospitalero al quale ingiungo di venire subito ad aprire l'ostello che siamo chiuse dentro. Mentre lo aspettiamo fuori, davanti alla porta principale, arrivano due Pellegrini ai quali spieghiamo cosa ci sta succedendo e che quindi decidono di ripiegare su un altro posto dove dormire. Non mi spiego come ma ad un certo punto vedo il cane del padrone che ci viene incontro e mi rendo conto che l'Ostello è stato aperto; entro dentro e chiamo il "Signore", nessuno risponde; Maria ed io non insistiamo e decidiamo di andarcene. Vaffanculo i 10 euro che gli ho dato e che probabilmente si è andato a "bere" al bar.
Entriamo in paese e sulla sinistra una breve salita ci porta a "La Casa del Peregrino", gestito da un giovane uomo, ex pellegrino che ci accoglie nella sua casa con molta affabilità e amicizia. Appena si entra una grande cucina dove si fa tutto: si cucina, si mangia, si guarda la televisione. Si concorda per la colazione del mattino seguente e poi ci conduce al secondo piano (al primo c'è la sua abitazione) attrezzato dignitosamente per accogliere i pellegrini. Qui ci sfoghiamo con altre pellegrine, incontrate nelle tappe precedenti, raccontiamo la nostra "brutta" storia e poi ci accomodiamo nei sostri letti  e ci rilassiamo. Tutto è bene quel che finisce bene! La sera usciamo per la cena e con mia grande gioia incontro di nuovo Kylie "from Perth". Anche Kylie è felice di vedermi e la invitiamo a sedersi con noi. Le presento Maria e passiamo una bella serata insieme. In paese c'è festa, c'è l'orchestra che suona e le bancarelle con le ceramiche tipiche del luogo. Alla fine della festa e della serata i venditori di ceramica lasciano esposte le loro ceramiche perchè non hanno il problema che qualcuno le rubi. Tutto questo ha veramente dell'incredibile!!

domenica 30 settembre 2018

DA LOS ARCOS A VIANA - OTTAVO GIORNO

Giovedì, 19 luglio - km 18,5
Il tempo oggi è soleggiato, ma il cammino non è duro come il giorno precedente. La sera prima con Stefano e le Ragazze si è deciso  di fare colazione al bar; di solito c'è sempre qualche bar aperto la mattina presto (6,30 - 7,00) disponibile a servire la colazione ai Pellegrini. Dopo la colazione ognuno di noi si mette in cammino. Il paesaggio è bello, i paesi che si incontrano pure. Dopo circa 8 km arrivo a Torres del Rio, dove la guida "dei pellegrini di belluno"  mi suggerisce la visita alla Chiesa del Santo Sepolcro, una chiesa piccola a pianta ottagonale dove l'attrazione principale è costituita da un Cristo crocifisso in legno. La Chiesa è chiusa  e sulla porta c'è il nome della "custode" e il suo numero di cellulare. Sono le 9 circa e decido di chiamare la Signora; non faccio in tempo a comporre il numero e a far partire il primo squillo che la Signora arriva sorridente e trafelata. Mi apre la porta, mi mostra la piccola Chiesa, mi pone il sigillo sulla credenziale e cominciamo a parlare "da madre a madre". Mi dice di avere una sola figlia e che questa abita a Madrid, lontano da lei. Io non posso fare a meno di piangere, le lacrime scendono da sole, non faccio niente per trattenerle: le dico che mio figlio è in Australia, che non lo vedo da un anno e chissà quando lo rivedrò; se fosse a Madrid per me sarebbe vicino, molto vicino. Ci consoliamo a vicenda, "l'importante è che siano contenti e in salute", poi ci salutiamo con la nostra tristezza nel cuore, ma anche, almeno per me, la gioia di quello che sto vivendo nel presente. Oggi è il giorno dei ristori "curiosi" e degli incontri "particolari". Quando durante il cammino arriviamo ad un ristoro è sempre un momento di felicità: possiamo bere, mangiare qualcosa e riposarci all'ombra di qualche albero. Prima di arrivare a Viana ci sono 10 km da camminare senza che si attraversino altri paesi, quindi la presenza di un ristoro, spesso organizzato da ex pellegrini o da giovani "volontari" è un po' come incontrare un'oasi nel deserto. Il primo di questi ristori è veramente particolare perchè ci sono tantissime "sculture" fatte con i sassi, c'è la possibilità di sedersi e di rifocillarsi. L'artista pare che sia il signore che ha creato il ristoro e che poi, mi racconterà Valeria, le ha proposto di curare i suoi dolori muscolari e tendiniti con l'applicazione di cerotti colorati (nel caso diValeria il colore del cerotto è nero). Questa tecnica che da noi viene effettuata dai fisioterapisti lui la regala ai Pellegrini bisognosi di cure. Il secondo ristoro che troverò più avanti è completamente all'ombra e anche questo è organizzato da un ex pellegrino che oltre a vendere cibo e bevande racconta di essere un guaritore assoluto. Mentre sono seduta al fresco arrivano Debora e Valeria. Valeria ha delle strisce di nastro nero lungo la gamba e il ginocchio dolorante; mi racconta appunto dell'incontro col guaritore del ristoro precedente. Adesso però deve vedersela con questo guaritore ex pellegrino che gli propone una sorta di terapia più suggestiva. Lui prima chiede a Valeria di togliersi i cerotti dalla gamba come atto di fiducia incondizionata nei suoi confronti, altrimenti la sua cura non potrà funzionare. Valeria non si lascia convincere e il ristoratore-guaritore accetterà lo stesso di mettere in atto la sua arte guaritrice. Si siede di fronte a Valeria, le prende le mani, le chiede di guardarlo negli occhi, poi glieli chiude, le muove la testa con movimenti circolari, la scuote un po' ed infine le ingiunge di aprire gli occhi, di alzarsi e camminare. "Ora come stai?" le chiede. Tutto è come prima, ma è difficile dirglielo. Anche Debora ed io ci sottoponiamo al rituale magico, ma posso garantire che non è successo niente, solo un po' di teatro. Ma ci siamo divertite. E' stato un incontro diverso dal solito. Ma oggi le sorprese non sono ancora finite. A Viana decido di fermarmi all' Albergueria Andres Munoz; è molto grande e bello e qui si sono fermate anche Debora e Valeria.
Il terzo incontro della giornata lo facciamo proprio aViana; lungo la strada del paese c'è un locale chiamato l'Oasi del Pellegrino. Sembra una tisaneria, ma poi l'uomo e la donna che gestiscono il locale ( sono volontari e vengono dal Canada) ci invitano ad entrare e ci offrono un pediluvio refrigerante; ci fanno sedere sul divano e ci mettono i piedi a bagno maria. Ci sono altre pellegrine sedute con i piedi al fresco; le Ragazze sono già sedute anche loro, io invece entro nel locale e prima di sedermi chiedo un tè. L'uomo non me lo vuole dare perchè, dice, me lo darà dopo la meditazione. Io insisto per avere il tè e alla fine riesco a convincerlo. Allora mi siedo soddisfatta, metto anch'io i piedi a bagno e comincio a sorseggiare il tè. Alle  17 in punto l'uomo chiude il locale e mentre rimaniamo sedute con i piedi a mollo, la donna prende la Bibbia e comincia a leggere in inglese un Vangelo dove in sintesi si dice che Dio è amore. Alla fine della lettura Shierly ci invita a comunicare l'una all'altra le nostre impressioni sul cammino. Tutte ci impegnamo a dire la nostra; l'incontro tutto sommato risulta positivo. I nostri corpi sono riposati, i nostri piedi freschi ed io mi sento in pace con me stessa. La sera si cena insieme, le Ragazze ed io, in un locale piuttosto modesto, ma che non ci delude. Ormai stiamo diventando amiche, c'è una certa confindenza fra noi, si comincia a conoscersi e si fanno programmi per il giorno dopo, come sempre. Si decide di partire presto l'indomani, molto presto, praticamente col buio, così riusciremo a fare un po' di strada col fresco.

sabato 22 settembre 2018

DA ESTELLA A LOS ARCOS. SETTIMO GIORNO

Mercoledì, 18 luglio 2018 - Km 21,2
Sebbene il giorno prima avessi pensato che oggi avrei camminato per pochi chilometri ho invece capito che il mio corpo si sta abituando al camino e che anche i miei piedi comminciano a sostenere lo sforzo di camminare per una ventina di chilometri. La sera avanti si è molto parlato della "fuente" installata alla Cantina di Irache e che mesce vino gratis ai pellegrini durante gli orari di lavoro.
All'inizio della strada che porta alla fonte del vino, c'è un 'officina di un fabbro che merita anch'essa una breve sosta per le creazioni artistiche del fabbro artigiano che forgia il ferro dandogli delle forme di amuleti tipici del posto. Poi dopo un breve tratto si arriva alla fonte, anzi le fonti, perchè in verità sono due: una di vino e una di agua. Sopra le fonti il rilievo di un Pellegrino, a sinistra una targa invita a non abusare, a destra un' altra targa  vieta di bere ai minori di 18 anni. Dopo un assaggio di vino riprendo a camminare e più avanti incontro Debora e Valeria; Debora è in crisi per il dolore alle anche, si deve fermare e decidere se cominciare a lasciare qualcosa perchè si rende conto che lo zaino pesa troppo ed è per questo che ha dolore alle anche. La lascio ai suoi dubbi per continuare il mio cammino, alla mia destra mi fanno da cornice i Pirenei, sono suggestivi e bellissimi, una lunga catena montuosa. Oggi la tappa è particolarmente interessante, dopo due ore e mezzo che cammino arrivo in cima al  paese di Azqueta dove seduto su una panchina c'è un vecchio signore che mi saluta e mi chiede se voglio il sigillo sulla credenziale. Sul momento rispondo di no e opto per una sosta ristoratrice al bar AZKETAKO. Sebbene i paesi siano piccoli e i ristori modesti tutti hanno il wifi. Sono le 10,30 circa del mattino e mi viene voglia di chiamare Dario, l'ora è giusta per parlarsi, lui ha appena finito di lavorare e c'è modo di vedersi e "stare un poco assieme". E' la prima volta che facciamo una videochiamata da quando sono sul Camino e sono felice, soprattutto ho voglia di comunicargli tutta la mia gioia per l'esperienza che sto facendo.
Poco dopo arrivano in paese anche le Ragazze. Le accolgo con gioia e racconto loro che in quel paese vive un vecchio di nome Pablito, famoso per i suoi bastoni, detti "bordoni", fatti con le sue mani che dona ai Pellegrini che lo vanno a trovare a casa. Decidiamo di informarci a riguardo; vado incontro al vecchio che era sulla panchina e che adesso sta camminando verso di noi e gli chiedo se conosce Pablito, se sa dove abita. "Io sono Pablito" risponde e ci invita ad accompagnarlo a casa sua. Ho un po' di vergogna di me, per non aver capito prima  chi fosse quel vecchio e comunque lo seguiamo e ci facciamo fare il suo "prezioso" sigillo sulla credenziale. Ci racconta dei suoi figli e dei suoi nipoti, ci mostra le foto appese alle pareti della sua modesta dimora.
Lo salutiamo, usciamo di casa, ma Debora e Valeria ritornano da Pablito perchè vogliono un suo bastone di legno di nocciolo. Io invece riprendo il mio cammino. Ci incontreremo di nuovo a Los Arcos all' Ostello La Fuenta Casa de Austria. Ironia della sorte! il giorno prima pensavamo di non vederci più, io perchè pensavo di fare solo una decina di chilometri, loro perchè ne volevano fare tre volte tanti; alla fine abbiamo fatto lo stesso percorso. In Ostello c'è anche Stefano. Il posto è carino, gestito da una coppia di Tedeschi, ed arredato in stile country; nel giardino c'è anche una piccola vasca con l'acqua fresca dove refrigerare i piedi. Qui alloggia anche Jess e altri pellegrini già incontrati nei giorni precedenti. Come accade spesso in questi giorni verso le 5 del pomeriggio arriva il temporale, ma dura poco. Appena spiove si va nella piazza del paese, stasera c'è anche Stefano con noi, si cena, come ogni giorno si parla, si fanno progetti per il giorno dopo. Bè sicuramente uno degli argomenti principe della serata è il bastone che Pablito ha regalato a Valeria e che se usato in modo giusto allevierà il dolore del suo ginocchio, alleggerendo il suo cammino.

DA PUENTE LA REINA A ESTELLA . SESTO GIORNO

Martedì 17 luglio - Sul Cammino di Santiago - km 22
La giornata si annuncia calda e soleggiata fin dalle prime ore del mattino. Sono partita alle 7,15 (non troppo presto) e ho camminato fino alle 14,30. Ho fatto diverse soste lungo il percorso, per mangiare qualcosa, per dissetarmi, per bagnarmi i piedi, per avere un po' d'ombra, che lungo il percorso ce n'è stata poca. Ci sono stati comunque degli episodi simpatici e suggestivi che hanno allietato il cammino, come sempre: mentre camminavo fra gli ulivi mi sono imbattuta in un ristoro creato ad hoc da due giovani  hippies che avevano allestito una bancarella con frutta fresca, biscotti e bibite che offrivano ai pellegrini su libera offerta, oppure un cartello tipo "segnaletica stradale" con scritto in un inglese, secondo me, un po' maccheronico "Attenzione, potrebbe esserci pericolo avanti. Tutti i pellegrini prendano nota che tra poco ci sarà musica, amore e luna piena. Si avvisa che tu ti confronterai con la musica e il ballo".
Faccio un' altra sosta a Villatuerta per visitare la Parrocchia di Santa Maria dell'Assunzione dove mi faranno il primo sigillo della giornata, ma è soprattutto la scusa per riposarmi ancora un po' prima di Estella. Percorro gli ultimi 4 chilometri con i piedi doloranti e quindi mi fermo esausta al primo ostello che Estella mi offre; si chiama Hosteria de Curtidores . Si tratta di una vecchia conceria ristrutturata che si trova proprio lungo il fiume. E' molto carina, costa un po' di più del "municipale", ma sono troppo stanca e decido di fermarmi. In camera siamo solo due donne e abbiamo il bagno in camera. La ragazza che è in camera con me dorme tutto il pomeriggio, si chiama Kylie e viene da Perth, West Australia, ma tutto questo e anche di più lo verrò a sapere nei giorni futuri perchè oggi anche lei deve essere molto stanca e dorme tutto il pomeriggio.
Io dopo la doccia, il bucato, il diaro, il tè coi biscotti, ecc. esco a visitare il paese che non è poi tanto piccolo. Ci sono molti negozi , piccole viuzze, e la grande piazza Santiago, cuore del paese. Su un lato della piazza la Cattedrale, davanti la facciata della chiesa un grande palco per la musica, a delimitare la piazza sui tre lati le logge con negozi, bar e ristoranti. Valeria, Debora ed io andiamo in giro per negozi. Le "Ragazze" hanno voglia di comprarsi qualche vestito nuovo, un paio di pantaloni corti (Debora), una maglia (Valeria); io solo al pensiero di caricare lo zaino di un grammo  mi sento male. Ma le "Ragazze" non sono timorose come me e Debora mi rivela di avere portato con sè anche l'asciugacapelli. Io scommetto che prima o poi lo abbandonerà in qualche ostello.  In Piazza Santiago ci incontriamo con Ermanno e Giacomo, ci sediamo fuori dal bar e mangiamo qualche tapas accompagnata da birra fresca. I nostri progetti per il giorno dopo sono diversi: Ermanno e Giacomo, ancora dolorante al ginocchio, decidono che la mattina seguente prenderanno il bus per Logrono dove si fermeranno per un giorno. Valeria e Debora pensano di fare l'intera tappa (29 km !!!), io memore di miei piedi stanchi  non ho un'idea precisa di quanto riuscirò a camminare il giorno dopo. Sembra però che le nostre strade si dividano... e un po' il pensiero di questa separazione ci rattrista. La sera Ermanno ed io andiamo ad ascoltare un concerto nella Chiesa del Convento di Santa Chiara. Lui è alloggiato al Municipale, quindi prima delle 22 scappia via sennò lo lasciano fuori; io posso rimanere fino alla fine perchè o la "clave" e posso entrare quando voglio; l'importante è non disturbare la pellegrina che già dorme.

giovedì 13 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA . QUINTO GIORNO

Lunedì, 16 luglio 2018 Da Pamplona a Puenta la Reina
Sì, questa è stata decisamente la tappa in cui mi sono sentita per la prima volta una "pellegrina" sul Cammino di Santiago. E' stato un passaggio lento, una trasformazione graduale che si è compiuta giorno dopo giorno. Ho lasciato Pamplona che era già giorno. Stefano questa mattina è piutosto incazzato perchè qualche pellegrino scorretto gli ha rubato i bastoncini, non che avessero un valore particolare, ma è il gesto che amareggia  e fa arrabbiare. Anch'io mi sarei arrabbiata, per me sono uno strumento fondamentale sia quando vado in montagna e anche qui, sul cammino; mi aiutano, mi sostengono, ecc. Stefano decide di aspettare l'apertura di Decathlon per comprarsene un altro paio e quindi ci salutiamo, sicuramente arriverà dopo di noi a Puente la Reina.
Il tempo è giusto, le nuvole coprono il sole e permetteno di non "soffrire" troppo caldo durante l'ascensione all'Alto del Perdon. Il sentiero è immerso fra campi di grano e all'orizzonte una fila di pale eoliche. Prima che inizi la vera e propria salita si incontra la piccola chiesa di San Andres, molto carina e merita una visita; entro per visitarla e farmi fare il primo sigillo della giornata. L'atmosfera è molto intima. Mi racconterà Debora di essersi molto emozionata all'interno della Chiesa e di aver cominciato a piangere per questo, senza un vero e proprio motivo, ma per un fatto istintivo. Anche questo può accadere sul "Camino". Anche a me accadrà diverse volte che le emozioni si trasformini in lacrime benefiche per la mia anima. Accanto alla chiesa c'è anche un bar ristoro, pulito e confortevole che consente di rifocillarsi prima di affrontare la "pettata".

Lungo il sentiero tira vento ed io senza accorgermene perdo il cappello, un sorridente pellegrino "ciclista" sardo me lo riporta in cima all' Alto. Questo banalissimo episodio mi predispone verso un sentimento che esploderà in urla di gioia quando arriverò sull'Alto e mi troverò difronte al bellissimo monumento al pellegrino con la scritta: "Donde se cruza el camino del viento con el de las estrellas". Sono felice e mi sento forte di poter arrivare fino a Puente la Reina. Sull'Alto c'è anche un palo con indicate diverse città e la loro distanza da quel luogo: Santiago de Compostela Km 550, SEUL Km 9700, Nueva York 5800 Km, Sidney 17500 Km....il mio cuore è lì, in Australia dove mio figlio vive da circa un anno con Jess per realizzare la loro grande avventura. Non posso fare a meno di inviargli la foto: sono le 11,27, Dario è 8 ore avanti a me e mi risponde subito, mi chiede quanti chilometri ho percorso, ed io orgogliosa di me stessa gli scrivo "quasi 100 km", esattamente ne ho fatti 90. Prima di arrivare alla meta faccio sosta a Villa Obanos per visitare un'altra chiesa, la Parrocchia di San Juan Bautista e arricchire la mia credenziale con un altro sigillo. A Puente la Reina il gruppo si riunisce all' Albergue Puente. Ermanno e Giacomo hanno molta fame e vanno a cena fuori piuttosto presto.Stefano arriverà più tardi.  Debora, Valeria ed io decidiamo di farci la spesa e cucinare un piatto di pasta. La cucina e la sala pranzo sono accoglienti e puliti. C'è anche la macchina del caffè che eroga bevande calde su richiesta e senza soldi; questo sì che è un bel segno di accoglienza. Anche la colazione del mattino dopo sarà ottima e abbondante.

mercoledì 12 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA . QUARTO GIORNO

Domenica, 15 luglio 2018. Da Zubiri a Pamplona - km 20,4
La mattina porto la mochilla all'Ostello dove alloggiano Ermanno, Giacomo e le ragazze per affidarla a Jacotrans, dopodichè ci mettiamo in cammino. Non ci sono dislivelli impegnativi e camminare senza zaino è un'altra fatica. Lungo tutto il percorso non ci sono ristori, in compenso troviamo molte fontane per l'approvvigionamento dell'acqua. A Villava finalmente troviamo un bar dove ci fermiamo a fare uno spuntino, siamo stanchi e abbiamo anche fame. Quasi alla fine incrociamo Stefano (di Bologna) e altri ragazzi. Debora e Valeria hanno fatto il loro cammino, oggi. Debora ha avuto bisogno di rallentare a causa di un dolore alle anche, Valeria invece è andata avanti e comunque sono arrivate prima di noi. Siamo tutti prenotati al medesimo Ostello nel centro di Pamplona (Albergue Puente). L'hospitalero che ci accoglie si chiama Edoardo, è giovane e gli piace parlare italiano. Ci fa vedere le nostre "cucce" , sono dotate di tendine a caduta che permettono una certa prvacy; siamo contenti di questa soluzione. Stasera è anche la finale dei mondiali di calcio: Francia contro Croazia. Gli Spagnoli tiferanno Croazia perchè non hanno in simpatia i Francesi, mah! Mi sorprendo un po', io tiferò per la Francia.
Oggi abbiamo fatto il bucato tutti insieme, abbiamo condiviso lavadora ed essiccatora; i pellegrini sono usciti per andare in farmacia o altro ed io mi sono offerta di gestire il bucato di tutto il gruppo.
Mentre sono in ostello vorrei farmi una tisana, come di solito faccio il pomeriggio, ma il bollitore è pieno di calcare e così mi offro di pulirlo con un po' di aceto. Edoardo è contento di questo mio gesto, per ringraziarmi mi offre del cus cus e così  parliamo in italiano che a lui piace molto. Più tardi mi sento con gli altri ragazzi per trovarci in un locale a mangiare i "cicos" (tapas). Le strade di Pamplona emettono un odore nauseabondo, probabilmente a causa della festa dei tori che c'è stata il giorno prima. C'è da immaginarsi centinaia di spagnoli ubriachi per le strade che si fanno rincorrere da tori scatenati. La città è pulita, ma l'aria è ancora pregna degli odori forti della festa.
Sono contenta di come sta andando la mia esperienza del "camino", sono contenta di essere in buona compagnia. A cena facciamo programmi per la tappa del giorno dopo: da Pamplona a Puente la Reina sono 24 km, ma soprattutto sono 700 metri di dislivello in totale, 300 metri in salita per raggiungere l'Alto del Perdon e 400 metri in discesa, più c'è lo zaino da portare, temo di non farcela. Ermanno mi consiglia di mettere dei panni fra le mie spalle e le bretelle dello zaino in modo da  creare un cuscinetto morbido. Lo farò, mi sembra un ottimo consiglio.  E poi, ancora non lo so, ma quel percorso verso l'Alto del Perdon sarà veramente entusiasmante e mi metterà dentro una bella energia.
Questo è il Camino, una miscela potentissima di bellezza naturale, di testimoniaze di passaggi di altri pellegrini, di gesti di accoglienza da parte degli Spagnoli, di incontri, di cene "comunitarie" che ti trasmettono energia e gioia,  che danno un senso al tuo camminare e ti fanno sentire parte del tutto.

domenica 9 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA. TERZO GIORNO

Sabato, 14 luglio 2018 da Roncisvalle a Zubiri -  Km 21,5
Alla partenza da Roncisvalle ci saluta un cartello dove è indicata la distanza di km 790 da Santiago.
Roncisvalle è la partenza ufficiale del cammino; molti pellegrini si fanno la foto vicino al cartello ad indicare l'impresa che li attende. La giornata è soleggiata, ma fortunatamente il cammino si svolge su percorsi ombreggiati. Mi sento piena di gioia e i paesi che attraverso sono veramente belli; degno di nota Auritz dove Ernest Hemingway andava a riposare.

Arrivo a Zubiri appena in tempo, che le mie spalle cominciano a dolere per il peso dello zaino. Mi fermo all'Ostello "Rio Arga Ibaia" appena passato il Puente sul fiume Rabia. Il paese è piccolo e il fiume è il luogo dove pellegrini e abitanti  si ritrovano per rinfrescarsi dalla calura estiva.
In camera faccio conoscenza con Jess una ragazza californiana. Mi racconta di essere stata ad un Convegno Internazionale sull' Educazione, poi è venuta sul Cammino per farne solo una piccola parte. La cucina dell'Ostello è occupata da un gruppo di giovani Coreani che si preparano per la cena. In questi villaggi, seppur piccoli si possono trovare vari tipi di cibi, cosicchè anche gli Asiatici non debbano rinunciare alle loro abitudini. Tutta l'economia di questi paesi ruota intorno ai pellegrini e gli Spagnoli sono impegnati a rendere il loro soggiorno il più agevole possibile. Non ti viene chiesto di cambiare abitudini se non vuoi. Dopo essermi lavata, fatto il bucato, preso un tè con i biscotti, scritto il diaro della giornata e postato alcune foto sui social, decido di uscire per visitare il paese. E' così che incontro Ermanno, Giacomo, Debora e Valeria che alloggiano in un altro Ostello. Ci accordiamo per cenare insieme più tardi e ci troviamo quindi ad uno dei bar del paese. Giacomo ha un problema al ginocchio: la discesa dai Pirenei gli è stata fatale, io ho le spalle escoriate, entrambi abbiamo bisogno di "lasciare" lo zaino per un giorno almeno; decidiamo quindi di affidare il nostro bagaglio a Jacotrans, che per sole 5 euro ci porterà lo zaino a Pamplona. Mi sento bene con queste persone: Ermanno ha la mia età e Giacomo, sebbene abbia soli 20 anni, è un ragazzo con il quale si ragiona bene. Debora ha poco più di 30 anni, ma già due figlie piccole che ha lasciato  a casa col padre, direi quindi una donna coraggiosa, Valeria ha 36 anni, è più taciturna, ma sa ascoltare e anche se non conosco la sua storia ho l'impressione di una donna che non fugge le sue responsabilità. Il bar chiude proprio mentre sta scoppiando il temporale. Ci fermiamo Giacomo, io e un altro ragazzo (Stefano) a parlare aspettando che spiova. L'appuntamento è per la mattina seguente all'Ostello di Giacomo dove porterò il mio zaino per poi partire insieme a loro verso Pamplona.

martedì 4 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA. SECONDO GIORNO

Venerdì, 13 luglio 2018 - Da Varcarlos a Roncisvalle - Km 12
Quando mi sveglio sono sola nell'Ostello, George è già partito. Mi sento bene, ho dormito e sono riposata. E' un po' nuvolo e piove anche un po', ma non dura molto. Verso le 8,30 lascio l'Ostello per avviarmi verso Roncisvalle, dove arrivo verso le 12,30, dopo aver fatto 700 metri di dislivello.
Ho camminato molto nel verde, sono rapita dalla bellezza dei fiori e dagli animali che abitano il bosco: uno scoiattolo rosso, un lumacone nero e una bellissima farfalla che riesco a fotografare.
Prima di arrivare alla Collegiata di Roncisvalle si raggiunge il Passo di Ibaneta, un bellissimo posto dove si trova la chiesa di San Salvatore e la stele di Orlando. Da qui in poco tempo si arriva alla Collegiata dove c'è un grande Ostello, molto bello e pulito. Qui ritrovo George che mi racconta essere partito alle 6 ed essere arrivato alle 13, molto stanco e con i piedi doloranti. Non credo che ce la farà: è troppo lento e troppo affaticato. Vado al bar a mangiare qualcosa e lì faccio le mie prime conoscenze: Ermanno e Giacomo sono padre e figlio, Valeria, originaria dell'Isola dell' Elba, ma che vive in Emilia e Debora di Genova. Loro si sono già conosciuti nel viaggio per St. Jean e poi hanno dormito all'Ostello sui Pirenei. Giacomo ha 20 anni e mi parla dandomi del lei, io lo blocco subito dicendogli che mi dia del tu. Durante il Camino mi capiterà spesso di incontrare degli Italiani che mi parlano dandomi del "lei" ed io tutte le volte a spiegare loro che mi devono dare del tu perchè sono una loro pari, almeno sul cammino. Con Valeria e Debora facciamo insieme  lavatrice e asciugatrice così dividiamo la spesa, buona idea perchè verso le 5 del pomeriggio scoppia il temporale! La sera partecipo alla mia prima cena comunitaria con altri pellegrini. E' una bella esperienza perchè è un momento in cui si conoscono altre persone e si scambiano le nostre esperienze. Al mio tavolo c'è una coppia non tanto giovane, moglie e marito che hanno fatto il cammino al contrario, partendo da Santiago, per cui loro hanno quasi terminato il loro pellegrinaggio. La cena comunitaria si svolge rigorosamente alle 19, in ogni paese che si attraverserà. Alle 20 è in programma la messa con la benedizione. E' il caso di partecipare perchè ricevere la benedizione è un evento importante per un pellegrino e Roncisvalle è la partenza ufficiale del Cammino. Alle 22 tutti siamo al letto, le luci si spengono e fino alle 6 del mattino successivo tutto tace.

domenica 2 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA. PRIMO GIORNO

Giovedì, 12 luglio 2018 da St. Jean Pied de Port a Varcarlos - Km 11,4
Arrivo alla Stazione di Bayonne pochi minuti prima delle 7. I bar sono ancora tutti chiusi; un francese col trolley mi guarda e dice ad alta voce "comodo" riferendosi al fatto che portavo in spalla lo zaino. Non so se scherzasse o facesse sul serio. Alle 7 il bar difronte alla stazione apre ed il francese ed io ci accomodiamo. Il barista non ha nessuna fretta di servirci e comunque ci fa un caffè e ci scalda due croissant nel microonde. Magra colazione, ma mi accontento. Il francese mi regala la sua galletta che il barista ha fornito con il caffè. In Francia quando ordini il caffè lo accompagnano sempre con un biscotto. Arriva anche Benjamin con un panino enorme, lo saluto e gli indico il bus che ci porterà a St. Jean  PdP; lui continua a mangiare, poi si fuma anche una sigaretta e poi sale e viene a sedersi accanto a me. Ci vorranno una cinquantina di minuti, passiamo il tempo parlando. Arrivati a St. Jean ci salutiamo, io mi fermo al bagno della stazione e dopo ad un alimentari  per comprare un po' di frutta . Lui comincia il suo cammino e non ci incontreremo più.
Una leggera salita mi porta in paese, ci sono delle frecce che indicano la strada, ma una signora del luogo mi chiede dove sto andando; io le rispondo " verso Santiago" e lei a quel punto mi indica  la direzione opposta: stavo andando verso la Francia invece che verso la Spagna.
Gli Spagnoli sono molto attenti ai Pellegrini, li aiutano volentieri se si rendono conto che hanno bisogno e quando ti incontrano ti salutano e ti augurano "Buen Camino".
Un altro modo di rispettare e di prendersi cura dei Pellegrini è far trovare loro sempre i bagni puliti. Trovo che questo aspetto sia un segno di grande civiltà e di rispetto dell'altro che noi in Italia non abbiamo e non vogliamo avere.
Come primo giorno ho deciso che avrei camminato solo per 11 km, facendo il percorso alternativo ai Pirenei, in questo modo divido in due una tappa che prevede 1200 metri di dislivello in salita. A Varcarlos c'è l'Ostello Municipale, ad aprirmi la porta un altro pellegrino: George, australiano, arrivato prima di me  e senz'altro più vecchio di me; mi spiega come funziona l'ostello e mi dice che l'hospitalero arriverà più tardi. Io mi accomodo e come farò sempre nei giorni seguenti, prima mi faccio la doccia, poi faccio il bucato e poi penso al cibo. Il paese è piccolo e accogliente. C'è un bar - alimentari - ristorante dove si può accomodarsi e chiedere quello di cui si ha bisogno. George non mi ispira nè simpatia, nè empatia, ma siccome mi accorgo che non sta bene perchè sospira in continuazione gli chiedo se ha bisogno di qualcosa. Allora mi mostra, quasi con orgoglio, il suo avambraccio ricucito al resto dell'arto rimasto offeso e dolorante dall'operazione subita. Ha avuto un incidente due anni prima mentre era in bicicletta sul Cammino, adesso è voluto tornare di nuovo per fare a piedi il Cammino, ma è faticoso, si è appesantito e il braccio lo tormenta. Si è cucinato un piatto a base di salame piccante, peperoni, fagioli bianchi e pomodoro; alle 18 si è già scolato una bottiglia di vino rosso della Navarra. Non ha avuto il coraggio di offrirmi niente. Alle 20 vedo arrivare un uomo: è l'hospitalero, prende atto che mi sono sistemata, mi chiede i soldi, mi autentica il sigillo sulla credenziale, mi spiega che la colazione della mattina seguente è compresa nel prezzo e mi saluta. Dormirò come un ghiro e quando mi sveglio George è già partito.


sabato 1 settembre 2018

IL MIO CAMMINO PER SANTIAGO DI COMPOSTELLA. LA PARTENZA

Mercoledì, 11 luglio 2018
Nella mia ricerca del viaggio di andata migliore possibile mi sono affidata a Ryanair che mi proponeva una tratta da Pisa a Londra ad un costo di 20 euro, partendo la mattina alle 6,30 e, dopo una pausa abbastanza lunga, avrei ripreso il volo per Biarritz con arrivo alle 17 circa, ad un costo anche questo accessibile di 50 pounds. Londra Stansted è un aeroporto che ho già frequentato, ma ho dovuto verificare che, causa Brexit, l'ospitalità dei londinesi areoportuali si è fatta piuttosto "freddina".
Prima di attraversare il border il personale addetto ci indicava opposte direzioni a seconda se fossimo dotati di passaporto o carta di identità. I primi avevano un accesso diretto e semplificato al passaggio del border, mentre gli Europei con carta di identità dovevano incanalarsi in una lunga fila. Le file a Londra sono comunque ancora ordinate e scorrono, lentamente, ma scorrono. Dopo aver passato il confine sono andata a  recuperare lo zaino che avevo imballato a Pisa e che quindi dovevo portarmi in collo come un figliolo piccino. I carrelli in aeroporto erano disponibili, come al supermercato, solo se dotati di coin. Particolare a cui non avevo pensato. Alcuni ragazzi, probabilmente più fiduciosi di me, non avevano imballato lo zaino così era più facile per loro spostarsi in aeroporto. Una volta arrivata a Biarritz mi sono diretta alla fermata del bus che mi avrebbe portata a Bayonne dove avrei trascorso la notte prima di arrivare a Saint Jean Pied de Port, paese di partenza per il Cammio di Santiago. A questo punto avevo liberato lo zaino dal celophane che lo imballava e lo avevo indossato; accanto a me alla fermata del bus un giovane ragazzo col quale è iniziata molto spontaneamente una conversazione. Ci siamo riconosciuti, entrambi eravamo diretti per la prima volta a Santiago. Benjamin, 22 anni, originario della Danimarca, veniva da Berlino. Lui non sapeva ancora dove sarebbe andato a dormire, ma era fiducioso, sorridente e positivo, per niente preoccupato. Arrivati in città ci siamo salutati per incontrarci di nuovo dopo cena.
 Lui mi dice di aver trovato un albergo vicino alla stazione  dove dormire, io gli racconto di essere stata alla stazione e di aver comprato il biglietto del bus che sarebbe partito alle 7,41 la mattina seguente.
Abbiamo entrambi voglia di comunicare ed io gli racconto che alla stazione di Bayonne avevo incontrato due ragazze austriache e un ragazzo italiano di Bergamo, Mattia, 36 anni, vestito da "cittadino" ( mentre io per risparmiare sul peso dello zaino ero già vestita da "pellegrina") e con uno zaino di 16 chili sulle spalle. Mattia e le due ragazze austriache avrebbero raggiunto la sera stessa St. Jean PdP, avrebbero dormito in Ostello per essere già sul posto la mattina seguente e partire all'alba.  A me Mattia sembrò un po' troppo euforico e lo zaino di 16 chili un po' troppo pieno, ma si sa il Cammino ti insegna prima di tutto che ognuno ha il "suo" cammino e poi che ogni giudizio deve essere sospeso: ognuno è responsabile di sè e questa è una legge della vita. Salutai Benjamin con l'idea che lo avrei rivisto l'indomani mattina, forse, alla fermata dell'autobus.

venerdì 31 agosto 2018

PEREGRINATIO AD LIMINA SANCTI JACOBI. CI SIAMO QUASI

Un contributo fondamentale alla  preparazione per affrontare il cammino l'ho ricevuto dalle persone che già lo avevano compiuto e che mi avevano trasmesso la loro esperienza.
Quando il mio progetto ha cominciato a prendere forma e a diventare concreto ho capito che il mio cammino avrebbe contemplato il rispetto della mia persona e dei miei limiti, sarebbe stato un percorso di conoscenza e di riflessione, sempre sotto il segno della positività. Mi sarei presa tutto il tempo di cui avevo bisogno per camminare e per riposare,  non avrei costretto i miei piedi a sforzi prolungati e dolorosi,  avrei ascoltato il mio corpo come l'unico compagno e alleato del mio cammino. Volevo trarre da questa esperienza il meglio e quindi partire col piede giusto. Non era importante quanti chilometri avrei percorso, ma la qualità del tempo percorso sul cammino.
Sono d'obbligo a questo punto i ringraziamenti. Ringrazio di cuore il mio amico carissimo Salvatore che ha percorso diverse volte quel Camino e che con i suoi racconti e la sua esperienza mi ha trasmesso la profondità dell' esperienza, che mi ha invogliata e incoraggiata. Pochi giorni prima di partire ha anche voluto darmi la sua benedizione. Io mi sono rivolta a lui dicendogli, "lo sai, vero, che io non sono credente!" e lui a me "non importa, io ti benedico lo stesso". Ringrazio Claudia che mi ha prestato lo zaino col quale l'anno precedente aveva a sua volta camminato; ringrazio "I Pellegrini di Belluno" che con il loro sito e le loro guide scaricabili da chiunque sono stati il mio faro; ringrazio mio marito, Andrea, che mi ha sempre fatto sentire una donna libera, che mi ha accompagnato all'areoporto e che ha aspettato che tornassi a casa; ringrazio la Confraternita di San Jacopo di Perugia che mi ha spedito a casa la Charta Peregrini, documento essenziale per essere riconosciuti come Pellegrini  ed essere ammessi negli Ostelli.
Quando ho ricevuto la Credenziale del Pellegrino ho realizzato che sarei partita.

Cinque giorni prima di partire, nuotando in piscina, a causa dell'acqua fredda, mi sono presa una "frescata" alla schiena che mi ha costretta al riposo e a prendere i farmaci, mettendo a repentaglio la partenza. Poi mi sono ripresa e mercoledì 11 luglio sono partita.

giovedì 30 agosto 2018

PEREGRINATIO AD LIMINA SANCTI JACOBI. LA PREPARAZIONE

La preparazione per affrontare il Cammino di Santiago è iniziata alcuni mesi primi, sempre nell'incertezza di non sapere se sarei partita veramente. Decisi comunque di "allenarmi" facendo delle camminate nelle colline vicino la mia abitazione. La cosa importante era indossare le scarpe con le quali avrei camminato sul "Camino" e portare sulle spalle uno zaino che avrei riempito inizialmente con 3 chili, aumentando gradualmente fino ad arrivare a 6/7 chili. Mi ero organizzata dei giri di circa 11 km che mi impegnavano per circa 3/4 ore e che prevedevano salite, discese e zone piane.
Questo allenamento mi è servito per capire che la mia spalla sinistra, quando lo zaino era a pieno carico dopo quel tempo massimo, andava in sofferenza.
Contemporaneamente a questo allenamento fisico leggevo libri che raccontavano dei cammini già fatti da altre persone e libri guida che mi spiegavano dettagliatamente tutte le sofferenze fisiche a cui sarei potuta andare incontro e che difficilmente avrei potuto evitare. Da qui l'importanza di portare con sè uno zaino ben organizzato, con l'essenziale, lo stretto indispensabile e che non andasse a gravare sulle mie articolazioni causando problemi che mi avrebbero reso difficile o impossibile il cammino. Devo ammettere che sono stata meticolosa nei preparativi e ho seguito tutti i consigli dei miei predecessori.
Parallelamente a questo lavoro certosino andavo chiedendomi e interrogandomi se davvero volessi fare il Cammino di Santiago o se invece fosse una fantasia che coltivavo, ma di cui non ero realmente convinta. Me lo sono chiesto veramente tante volte. Non mi creava problema partire da sola, non temevo di fare brutte esperienze, non temevo la solitudine: avevo paura della mia età.
In virtù di questa paura non riuscivo a decidere una data per partire e facevo confusione nella pianificazione del viaggio di andata. Poi un giorno ho sentito e quindi capito che avevo assolutamente bisogno di "abbandonare il campo", di mollare tutto, di mettere una distanza fra me e le cose che mi affliggevano, ma che non volevo lasciare. Dopo 10 anni di vita trascorsa a sentirmi necessaria e indipensabile era venuto il momento di abbandonare quella identità  e di riscoprire la gioia di essere solamente me stessa.